Xeno-bot: tra animale e robot


Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, il 2020 ci fa sperare in grandi traguardi sul fronte dell’innovazione tecnologica: il nuovo anno è iniziato solo da una quindicina di giorni e ha già visto raggiunta un’importante conquista in campo tech.


Stiamo parlando della creazione del primo “robot vivente”, un’invenzione senza precedenti a metà tra tecnologia e scienza. Un gruppo di ricercatori dell’Università del Vermont e di Tuft ha infatti creato in laboratorio un micro-robot composto unicamente da cellule viventi, nello specifico utilizzando le cellule staminali di una rana. In onore della specie di rana, una variante africana denominata Xenopus laevis, il nome scelto è Xenobot : una creatura che, come precisano gli scienziati che l’hanno “generata”, non può essere classificata né come un tradizionale robot né tanto meno come una nuova specie animale, pur possedendo al 100 % il DNA di una rana.


Una nuova classe di artefatti, organismi viventi e insieme programmabili

Questa audace tecnologia, attualmente solo in fase sperimentale, ha suscitato più di una reazione: fra fiducia nel progresso, paura e qualche perplessità, in molti si sono chiesti se non si sia oltrepassato un limite. Curiosamente, considerando che la creatura ha destato scandalo è stata battezzata Xenobot, le reazioni nei suoi confronti potrebbero apparire quasi “xenofobe”.


Anche se parlare di un freno all’innovazione può suonare come una contraddizione, la questione è ben più complessa e rimanda al tema della “roboetica”, com’è stata chiamata la branca dell’etica che si occupa dei rapporti tra uomo e robot. Allo stato attuale delle cose, l’uomo ha il pieno controllo dei dispositivi basati su AI che ha costruito, e dunque dare forma a una disciplina che regoli il rapporto uomo macchina potrebbe apparire come un’esigenza tutt’altro che impellente.


Ma quali strade aprirà in futuro la possibilità di creare artificialmente forme di vita?

Dare una risposta a questo interrogativo non è semplice. Qualsiasi sia il futuro della roboetica, e più in generale dell’intelligenza artificiale, sarà comunque importante ricordare che norme, leggi e regole devono riguardare in primis gli uomini che progettano, costruiscono e utilizzano i robot.


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