Sogni a rischio automazione?

La domanda “che cosa vuoi fare da grande?” è da sempre in cima alla lista degli interrogativi in grado di provocare uno stato di ansia e preoccupazione nell’interlocutore, soprattutto se rivolta a ragazzi giovani di età compresa fra i quindici e i vent’anni. Se da bambini si danno risposte con fierezza e spensieratezza (un adulto forse la chiamerebbe incoscienza) come conquistare il mondo o viaggiare nello spazio, è solo durante l’adolescenza che iniziano a insorgere i primi dubbi sull’entità misteriosa denominata futuro. Ma com’è cambiata la risposta dei più giovani alla domanda sul lavoro dei sogni con il digitale? Stando all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), sembrerebbe molto poco.  In una ricerca condotta in 42 Paesi, fra cui anche l’Italia, non si registra un grande cambiamento delle aspirazioni lavorative negli under 20 rispetto al passato; con la gran parte gran parte degli intervistati che continua a preferire mestieri tradizionali. 


Nascono nuove professioni, ma le aspirazioni rimangono le stesse di 10 anni fa

Rimangono in cima alla classifica dei desideri per le ragazze le professioni di medico e insegnante, mentre al terzo posto si affaccia il mestiere della manager aziendale - segno forse di un cambiamento in atto frutto della volontà femminile di superare gli stereotipi e affermarsi in ambienti di business prevalentemente dominati da uomini. Per quanto riguarda il versante maschile, restano immutate dal 2010 le ambizioni professionali dei ragazzi, che vedono anche qui ai primi posti della classifica mestieri come il medico, il manager aziendale, l’ingegnere e solo a seguire il tecnico informatico. Dal report emerge un certo conformismo anche nei sogni: generalmente si tende a perseguire l’obiettivo di fare un lavoro ben retribuito e che conferisca anche un certo prestigio sociale, probabilmente frutto di un retaggio culturale trasmesso negli anni. Dati alla mano, viene da chiedersi se i giovani della Generazione Z siano a conoscenza della trasformazione del lavoro cui stiamo assistendo.


E se le professioni più ambite fossero a rischio automazione?

Il problema è che oltre il 40% dei lavori dei sogni citati dagli adolescenti italiani è a rischio automazione entro i prossimi 10-15 anni. Il rischio di automazione varia da paese a paese: si va da un’incidenza del rischio del 35% in paesi come Australia, Irlanda e Regno Unito al 45% di media in paesi come Germania, Grecia, Giappone, Lituania e Repubblica slovacca. Esaminando i dati per genere, emerge che nella media OCSE il 38% dei posti di lavoro citati dalle ragazze sono a rischio, contro il 41% di quelli citati dai ragazzi. Una ragione in più per considerare con grande attenzione, ma anche con apertura mentale le possibilità effettive che il futuro dischiude: paradossalmente, nello scegliere percorsi formativi e professionali, potrebbe essere più rischioso seguire le promesse apparentemente più solide e con i “piedi per terra”, invece di aprirsi alle opportunità finora inedite dischiuse dall’innovazione - e perché no, dall’immaginazione.

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