Metterci la faccia, salvare la faccia



Per “metterci la faccia” di solito bisogna essere pronti a esporsi in prima persona e assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Nel mondo tech, invece, basta essere disposti a farsi “leggere” dai sistemi di #facialrecognition: come fanno, ad esempio, in Giappone, allo scopo di profilazione dell’utente, anzi del passeggero. Il vero aspetto sorprendente della notizia, diffusa di recente, è infatti che i dispositivi di riconoscimento facciale si trovano all’interno di taxi urbani, e sono in grado di rilevare il sesso e l’età del passeggero per proporre annunci pubblicitari ad hoc durante il tragitto.

E’ opportuno applicare restrizioni riguardanti l’uso del riconoscimento facciale?

Non taxi, ma scaffali dei supermercati sono invece quelli che negli Stati Uniti ospitano schermi in grado di trasmettere in tempo reale suggerimenti d’acquisto in base al sesso, all’età e persino all’umore rilevato. Una notizia che, come nel caso giapponese, ha destato più di qualche perplessità in tema di rispetto della privacy: è opportuno applicare restrizioni riguardanti l’uso del riconoscimento facciale? Gli stessi sviluppatori dei servizi di FR hanno elaborato principi guida per regolare gli utilizzi e i campi di applicazione di questa tecnologia: fra essi, il diritto fondamentale alla non discriminazione, che ne proibisce l’uso per praticare distinzioni come quelle per sesso o etnia, e il principio della sorveglianza legale, che tutela le libertà democratiche dell’uomo di fronte alle forze dell’ordine. Proprio per questi due motivi, la polizia della California si è vista rifiutare la fornitura di un sistema di riconoscimento facciale: le impostazioni della tecnologia, che presenta ancora alcuni problemi nel rilevare con precisione volti femminili e appartenenti a minoranze etniche, avrebbero portato a un numero sproporzionato di interrogatori preventivi.

Gli stessi sviluppatori hanno elaborato principi guida per regolare utilizzi e campi di applicazione

Le potenzialità della facial recognition non sono solo enormi, ma sempre più alla portata di tutti: una tecnologia così accessibile e insieme così dirompente potrebbe generare conseguenze inquietanti. Un'inchiesta del New York Times ha di recente mostrato come, con una modica spesa, sia possibile non solo individuare le identità delle persone che transitano sotto le telecamere di sorveglianza, ma incrociando i dati raccolti con quelli disponibili liberamente in Rete ricostruire nel dettaglio i loro spostamenti, le loro abitudini, le loro stesse vite, il tutto in maniera assolutamente legale.


In altri casi, tuttavia, la tecnologia del riconoscimento facciale non solo non mette a repentaglio la tutela e la dignità dell’essere umano, ma contribusce letteralmente alla sua salvezza. Nei casinò di tutto il mondo si stanno diffondendo le tecnologie per schedare i visitatori e individuare i giocatori colpiti da dipendenza dal gioco d’azzardo: il sistema basato su #AI è infatti in grado di riconoscere i volti degli scommettitori incalliti e impedire il loro accesso alla struttura. È proprio il caso di dire che stavolta il riconoscimento facciale, se non ha sottratto la persona al suo vizio, le ha almeno permesso di salvare la faccia.

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