Less (work) is more



Chi non ricorda la fiaba di Cappuccetto Rosso? E quella di Biancaneve e i sette nani? E quella della giornata divisa in tre parti, in cui otto ore sono dedicate al lavoro, otto al tempo libero e allo svago e le restanti al riposo? Sì, perché anche questa si prepara a diventare una fiaba, non meno famosa delle prime due; con l’aggravante che la tradizionale organizzazione della vita, a differenza dei sempreverdi racconti della tradizione popolare, risulta totalmente superata dal nuovo scenario.


Il lavoro del futuro ha ormai smesso la cravatta per vestire i panni dello smartworker

Le tecnologie digitali, lo sappiamo, hanno rivoluzionato il modo di gestire sia il proprio lavoro che il tempo libero a disposizione: il lavoro del futuro ha ormai smesso la cravatta per vestire i panni dello smartworker. Non solo però i confini tra dimensione privata e lavorativa sono sempre più sfumati, ma quest’ultima si prepara a “restringersi” ancora, quanto meno se parliamo di lavoro dipendente. Se ne discute già da un po’, ma è di questa settimana la notizia che Microsoft ha effettivamente sperimentato la settimana lavorativa “corta” (dal lunedì al giovedì) in Giappone, paese dove lo stress da superlavoro è un problema particolarmente avvertito. I risultati sono impressionanti: produttività aumentata del 40%, assenze diminuite del 25%, il 58,7% in meno di carta e un consumo di elettricità in ufficio ridotto del 23,1%.


La settimana di quattro giorni potrebbe essere il prossimo passo, in nome del benessere dell’azienda, dei lavoratori e persino dell’ambiente

Se la “classica” settimana di 40 ore è stata già in sé una conquista, successiva alla grande crisi economica del ‘29, quella di quattro giorni potrebbe dunque essere il prossimo passo, in nome del benessere dell’azienda, dei lavoratori e persino dell’ambiente. L’ostacolo potrebbe essere ancora una volta di tipo culturale, in un contesto nel quale già oggi il sovraccarico di ore lavorate si è dimostrato tutt’altro che legato ai risultati. Al contrario, sarà necessario che sia i lavoratori che i manager si abituino a ragionare nell’ottica del risultato, ottimizzando le attività per assegnare e quindi raggiungere obiettivi in modo più efficiente. A questo scopo, sarà necessario acquisire competenze specifiche, sia per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie che agevolano la collaborazione e la vita lavorativa, sia per quel che concerne la migliore gestione del tempo. Formare al digitale significa soprattutto questo: un vero e proprio cambiamento di mentalità, che purtroppo non sempre viaggia con la stessa velocità dell’innovazione tecnologica.

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